
Secondo Eurostat, nel secondo trimestre del 2026 il Lussemburgo ha registrato il maggiore calo dell’Unione europea nelle nuove registrazioni di imprese. Altri dati, tuttavia, mostrano una realtà molto più articolata: le autorizzazioni di stabilimento sono in aumento e il numero di nuove unità giuridiche resta elevato. La differenza dipende dal modo in cui i dati vengono definiti e misurati.
(Redazione: Lussemburgo / Economia e Imprenditorialità)
Un titolo allarmante ha fatto il giro della stampa specializzata quest’estate: il Lussemburgo avrebbe registrato una diminuzione del 24,2% delle nuove registrazioni di imprese nel secondo trimestre del 2026, la più elevata di tutta l’Unione europea. Al confronto, la Lituania, il secondo Paese più colpito, ha registrato un calo del 12,4%, mentre la Danimarca dell’8,2%. A livello dell’UE, la media è stata appena del -0,5%, mentre alcuni Paesi hanno registrato un andamento opposto: l’Irlanda è cresciuta del 20,4% e il Belgio dell’8,2%.
A prima vista, il dato sembra indicare un improvviso crollo dell’attività imprenditoriale nel Granducato. La realtà è però molto più complessa e un’attenta analisi della metodologia di Eurostat mostra che questo calo spettacolare non significa necessariamente una crisi nella creazione di imprese.
Che cosa misura realmente il dato di Eurostat?
Secondo i chiarimenti forniti dalla House of Entrepreneurship, i dati di Eurostat non si riferiscono alla creazione effettiva di nuove imprese, ma alla registrazione di nuove unità giuridiche considerate attive, principalmente dal punto di vista dell’IVA. Le modifiche della forma giuridica, le holding, i fondi di investimento e gli organismi senza scopo di lucro non sono inclusi in questo perimetro. Eurostat avverte inoltre che la registrazione di una nuova unità giuridica è solo un indicatore precoce dell’intenzione di avviare un’attività; non equivale alla nascita di un’impresa in senso economico, cioè all’avvio effettivo di un’attività che genera reddito, occupazione o investimenti.
Inoltre, i dati relativi ai trimestri più recenti sono spesso stime e possono essere rivisti successivamente. Eurostat raccomanda prudenza nell’interpretazione delle serie trimestrali, che hanno una storia relativamente breve e possono essere oggetto di revisioni.
Quando si cambia indicatore, il calo scompare
Le statistiche sulle autorizzazioni di stabilimento fornite dal Ministero dell’Economia mostrano una tendenza opposta. Secondo la House of Entrepreneurship, nel 2023 sono state rilasciate 10.342 autorizzazioni, nel 2024 10.963 e nel 2025 11.206. Le domande iniziali, che riflettono più direttamente la creazione di una nuova attività, sono passate da 5.622 nel 2023 a 6.815 nel 2025, con un aumento del 21,2% nel periodo.
Il Registro di commercio e delle società (RCS) ha registrato 13.359 prime iscrizioni nell’intero 2025. Al 30 giugno 2026 erano già 7.199, pari al 53,9% del totale dell’anno precedente in soli sei mesi. Anche limitando il confronto ad alcune forme giuridiche (SARL, SARL-S, imprese individuali e società per azioni), il primo semestre rappresentava già il 52,1% del totale del 2025. Questi dati non possono essere confrontati direttamente con il -24,2% di Eurostat, perché le definizioni e le popolazioni considerate sono diverse.
Segnali di rallentamento, non di crollo
Esistono tuttavia indicatori che mostrano un lieve rallentamento. Il Global Entrepreneurship Monitor, che misura l’attività imprenditoriale nella fase di avvio (persone coinvolte nella creazione di un’impresa e giovani imprese fino a 42 mesi), ha registrato un calo dal 9,9% del 2024 al 9,4% del 2025. Il livello rimane comunque vicino alla media di lungo periodo del Paese.
L’intenzione di creare un’impresa è diminuita leggermente rispetto al 2024, ma resta elevata: 19,8% degli intervistati dichiara di voler avviare un’attività, rispetto a una media europea del 17,6%. I dati, quindi, non indicano un improvviso abbandono dell’imprenditorialità.
Conclusione
Il dato di -24,2% pubblicato da Eurostat è reale, ma non descrive da solo l’intera situazione. Misura un indicatore specifico — la registrazione di nuove unità giuridiche attive — che non equivale alla creazione effettiva di nuove imprese. Altri dati, come le autorizzazioni di stabilimento o le iscrizioni al Registro di commercio e delle società, mostrano un’attività imprenditoriale sostenuta, con alcuni segnali di moderazione ma senza crolli. Il dato significativo del secondo trimestre 2026 deve pertanto essere interpretato con cautela e nel corretto contesto metodologico.






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