
Per la prima volta dal 2020, il prezzo medio di un’auto elettrica è diminuito in Europa. I marchi cinesi stanno conquistando una quota crescente del mercato, mentre i governi di un numero sempre maggiore di Paesi offrono generosi sussidi. Ma quanto rapidamente raggiungeremo la parità di prezzo con le auto a benzina e che cosa significa questo per le tasche dei consumatori europei?
(Redazione: Europa / Automobili ed Economia)
Buone notizie per chi sta pensando di acquistare un’auto elettrica in Europa: i prezzi hanno finalmente iniziato a scendere. Secondo un’analisi pubblicata da Transport & Environment (T&E), il prezzo medio di un veicolo elettrico a batteria (BEV) nell’Unione europea è diminuito nel 2025 per la prima volta dal 2020. In particolare, il prezzo medio è sceso di circa 1.800 euro (-4%), arrivando a 42.700 euro.
Questo calo non è casuale. È il risultato diretto della pressione esercitata dagli obiettivi europei di riduzione delle emissioni di CO₂ per il periodo 2025-2027, che spingono i costruttori a vendere più auto elettriche per evitare multe pesanti. Per raggiungere questi obiettivi, i produttori hanno dovuto lanciare modelli più piccoli e accessibili, soprattutto nel segmento B (auto compatte), dove i prezzi sono diminuiti del 13% nel 2025.
I marchi cinesi: un fattore decisivo
Un altro importante motore del calo dei prezzi è la concorrenza sempre più agguerrita dei costruttori cinesi. Secondo un’analisi T&E, nel primo trimestre del 2026 le auto elettriche di origine cinese erano in media il 21% più economiche rispetto a quelle dei produttori europei, anche dopo che l’Unione europea ha imposto dazi fino al 35,3% per limitarne l’espansione.
Questa competitività si riflette anche nelle quote di mercato. Marchi cinesi come BYD, MG, XPENG e Geely hanno raggiunto una quota record del 14,2% del mercato delle auto elettriche dell’Europa occidentale nei primi cinque mesi del 2026, rispetto a circa il 9% dell’anno precedente. Nel secondo trimestre del 2026, la loro quota complessiva è salita al 10,7% delle vendite totali di auto nuove in 18 Paesi dell’Europa occidentale.
I costruttori cinesi riescono a mantenere bassi i prezzi grazie al controllo quasi completo della filiera delle batterie, dalle celle all’elettronica di potenza, che consente loro di ridurre significativamente i costi. Inoltre, diversi produttori stanno spostando la produzione in Europa – BYD in Ungheria, Leapmotor attraverso Stellantis e Geely in Spagna – per aggirare i dazi doganali.
Sussidi governativi: condizioni di acquisto più favorevoli
Oltre alla riduzione dei prezzi di listino, i governi europei continuano a sostenere l’acquisto di auto elettriche attraverso sussidi diretti e agevolazioni fiscali. Secondo i dati citati nell’articolo, tutti gli Stati membri dell’UE, tranne la Lettonia, offrono almeno un tipo di incentivo per le auto elettriche: contributi all’acquisto, esenzioni fiscali o sostegno alle infrastrutture di ricarica.
Ecco alcuni esempi concreti di sostegno disponibile nel 2026:
- Italia: fino a 11.000 euro, a seconda del reddito e della rottamazione di un’auto vecchia .
- Cipro: fino a 19.000 euro in determinate condizioni, il livello di sostegno più alto in Europa .
- Germania: fino a 6.000 euro, in base al reddito, con effetto retroattivo per le auto immatricolate da gennaio 2026.
- Francia: fino a 5.700 euro, oltre a un programma di leasing sociale per 100.000 veicoli elettrici destinati alle persone a basso reddito .
- Spagna: fino a 4.500 euro per le auto prodotte nell’UE .
Questi sussidi mirano a ridurre il costo iniziale di un’auto elettrica, che resta il principale ostacolo alla diffusione su larga scala. Il costo totale di possesso (TCO), che comprende energia, manutenzione e tasse, è già inferiore per le auto elettriche in molte situazioni, ma il prezzo di acquisto resta la principale barriera psicologica.
Quando raggiungeremo la parità di prezzo?
Secondo T&E, la parità di prezzo tra auto elettriche e auto con motore a combustione potrebbe essere raggiunta in tutti i segmenti entro il 2030, a condizione che l’Unione europea mantenga gli ambiziosi obiettivi di CO₂ per il 2030. Nei segmenti superiori (D ed E – auto grandi e di lusso), la parità è già una realtà, mentre T&E prevede che i segmenti A, B e C li raggiungano entro la fine del decennio.
Tuttavia, esiste un rischio significativo: l’indebolimento degli obiettivi europei di CO₂ per il 2030. Se venissero ridimensionati, T&E avverte che il prezzo medio di un’auto elettrica potrebbe essere 2.300 euro più alto nel 2030 rispetto allo scenario attuale, mentre la quota di mercato dei BEV potrebbe scendere dal 57% ad appena 32%. Ciò ritarderebbe la parità di prezzo e rallenterebbe la transizione verso l’elettromobilità.
Conclusione
Il futuro delle auto elettriche in Europa è promettente, ma non privo di sfide. I prezzi stanno scendendo, i sussidi restano importanti e la concorrenza cinese sta spingendo i costruttori europei a diventare più efficienti. Entro il 2030, un’auto elettrica potrebbe costare quanto un’auto a benzina, mentre i costi di esercizio sono già significativamente inferiori. Per i consumatori europei, le condizioni di acquisto diventano sempre più favorevoli. Resta da vedere se i decisori politici manterranno la linea ambiziosa che ha favorito questo cambiamento o se cederanno alle pressioni dell’industria, rallentando la transizione.






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